Caso sospetto di meningite: cosa succede e cosa fare
Quando si sospetta una meningite partono accertamenti e misure precise. Come si arriva alla diagnosi, chi interviene, a chi spetta la profilassi e cosa fare se si teme di essere stati a contatto.
A cura della redazione di iPediatri ·
Quando un medico sospetta una meningite batterica partono due percorsi insieme: uno per curare il malato, l'altro per proteggere chi gli è stato vicino. Ecco come funziona, secondo le indicazioni dell'Istituto superiore di sanità e del Ministero della Salute.
Come si fa la diagnosi
I sintomi da soli non dicono quale germe causa la malattia: i più frequenti sono meningococco, pneumococco ed emofilo. In ospedale si cercano i batteri nel sangue e nel liquor, il liquido che avvolge cervello e midollo spinale, con la coltura e con test che ne rilevano il DNA. I campioni vanno prelevati presto, prima della terapia antibiotica, perché la coltura riesca. Finché il germe non è identificato, la diagnosi resta «sospetta».
Chi interviene
Il medico che fa la diagnosi la segnala al Servizio di igiene e sanità pubblica dell'azienda sanitaria (ASL o ATS). Il laboratorio dell'ospedale, con i laboratori di riferimento regionali e l'Istituto superiore di sanità, identifica il germe e il suo tipo (sierogruppo). I dati confluiscono nella sorveglianza nazionale delle malattie batteriche invasive.
Cosa succede ai contatti
Il germe conta: per meningococco ed emofilo l'azienda sanitaria offre ai contatti stretti una profilassi antibiotica, cioè un antibiotico preventivo; per lo pneumococco non serve. Sono contatti stretti, valutati caso per caso, i conviventi, chi condivide la classe o la stanza di lavoro, chi ha spesso dormito o mangiato in casa del malato, chi nei 7 giorni prima dei sintomi ha avuto contatti con la sua saliva (baci, stoviglie, spazzolini). I contatti stretti restano sotto sorveglianza per 10 giorni dall'inizio dei sintomi del malato. Non serve disinfettare scuole o case: basta un'accurata pulizia degli ambienti.
Se temete di essere stati a contatto
- Se l'azienda sanitaria vi chiama, seguite le sue indicazioni: è lei che decide chi fa la profilassi.
- Se pensate di essere un contatto stretto e nessuno vi ha cercato, chiamate il Servizio di igiene e sanità pubblica della vostra ASL o il pediatra o il medico di famiglia.
- Non prendete antibiotici di vostra iniziativa.
- Nei 10 giorni successivi, se compaiono febbre alta, forte mal di testa, rigidità del collo, vomito, sonnolenza insolita o macchioline rosso-violacee sulla pelle, chiamate subito il medico e dite del contatto.
La prevenzione
Esistono vaccini contro l'emofilo di tipo b, previsto per tutti i nuovi nati, contro diversi tipi di pneumococco e contro i meningococchi A, C, W, Y e B. Controllate il libretto delle vaccinazioni con il pediatra.
Fonti: EpiCentro, Istituto superiore di sanità; Sorveglianza nazionale delle malattie batteriche invasive (ISS); Ministero della Salute, Circolare n. 4 del 13 marzo 1998.